RMR 18 / dicembre 2025
MONOGRAFICO
Il patrimonio religioso nella storia e nella memoria urbana romana
a cura di Maria Chiara Giorda, Manfredi Merluzzi e Andrea Vanni
In questo numero:
Il patrimonio religioso nella storia e nella memoria urbana romana
La città effimera: archi trionfali e rappresentazione del potere nella cerimonia di possesso di Innocenzo X (1644)
Il presente contributo si propone di analizzare la cerimonia di possesso del 1644 celebrata in occasione dell’elezione pontificia di Innocenzo X, al secolo Giovanni Battista Pamphilj. Il caso di studio consente di analizzare le forme di partecipazione di una istituzione cittadina in deca-denza (il Popolo Romano), di un’antagonista politico (il duca di Parma) e di una minoranza religiosa (la comunità ebraica) alla cerimonia e come gli apparati effimeri prodotti per l’occasione furono centrali nel processo di costruzione di un messaggio politico e religioso che fu traslato nell’architettura di Roma.
Parole chiave: Rome, possesso, pope, Popolo Romano, Duke of Parma, Jews.
The article analyses the possesso ceremony of the year 1644 to celebrate the papal election of Innocent X, born Giovanni Battista Pamphilj. It enables us to analyse the participation of a declining city institution (the Roman populace), a political antagonist (the Duke of Parma) and a religious minority (the Jews) in the ceremony. It also allows examination of how the ephemeral structures produced for the occasion were central to the process of constructing a political and religious message which was also transferred to the architecture of Rome.
Keywords: Rome, possesso, pope, Popolo Romano, Duke of Parma, Jews.
Cappelle, un «entierro común» e lo spazio pubblico di una comunità poco visibile. Presupposti conoscitivi e concettuali sulla presenza “americana” a Roma (secc. XVII-XVIII)
Gli studi sulla presenza di comunità straniere nelle città europee della prima età moderna sono oggetto di numerosi studi che ne hanno messo in luce i legami identitari, le relazioni con il contesto urbano ospitante e le caratteristiche religiose. Nella città di Roma il caso di studio che più ha beneficiato di queste prospettive è stata la comunità spagnola, che al suo interno rispec-chiava le caratteristiche composite della stessa monarchia. All’interno di questa, a partire dalla fine del XVII secolo, si inserivano anche agenti, procuratori e religiosi provenienti dai territori americani che davano voce alle diocesi più lontane presso il papa e le Congregazioni pontificie. La presenza di “americanos”, spagnoli criolli provenienti dal viceregno del Perú e del Messico, permette di osservare una progressiva definizione identitaria “americana” in relazione ai processi di insediamento e radicamento nelle città di Roma. Uno specifico spazio pubblico venne definito attraverso le feste e le celebrazioni che videro protagonisti santi e beati provenienti dai territori americani all’interno degli spazi identitari della nazione spagnola a Roma.
Parole chiave: natio spagnola, Roma, America spagnola, Toribio Mogrovejo, procuratori religiosi.
Studies on the presence of foreign communities in European cities in the early mod-ern period are the subject of numerous studies that have highlighted their identity connec-tions, relations with the host urban context and religious characteristics. In the city of Rome, the case study that most benefited from these perspectives was that of the Spanish community, which reflected internally the composite characteristics of the Monarchy itself. From the end of the 17th century, there were within the Monarchy also agents, procurators and religious figures from the American territories who gave voice to the more distant dio-ceses with the pope and the Pontifical Congregations. The presence of ‘americanos’, Span-ish creoles from the viceroyalties of Peru and Mexico, enable us to observe a progressive definition of ‘American’ identity related to the processes of settlement and rooting in the cities of Rome. A specific public space was defined through the festivals and celebrations that featured saints and the beatified from the American territories within the identity spaces of the Spanish nation in Rome.
Keywords: Spanish nation, Rome, Spanish Americas, Toribio Mogrovejo, relious representatives.
«Abramo ebreo da molti giorni in qua pernotta qui, e negotia». Mercanti ebrei e comunità locali nello Stato della Chiesa (XVII-XVIII secolo)
L’ascesa al soglio pontificio di Paolo IV (1555) segnò l’avvio di una fase di marcata in-transigenza nei confronti delle comunità ebraiche, destinata a ridefinire profondamente la geo-grafia degli insediamenti ebraici nello Stato della Chiesa. Tra le pratiche che consentirono agli ebrei di mantenere una relazione continuativa con i territori da cui erano stati espulsi spicca la partecipazione alle attività fieristiche che scandivano il calendario economico e sociale di pressoché tutti i centri dello Stato.L’autore si propone di indagare le modalità attraverso cui, tra XVII e XVIII secolo, le comunità locali dello Stato della Chiesa entrarono in rapporto con i numerosi mercanti ebrei, la cui presenza – in particolare durante le fiere – si caratterizzava per una mobilità intensa e ricorrente. L’attenzione si concentrerà sugli aspetti concreti della convivenza temporanea che ne scaturiva, osservata e regolata dal controllo vigile, seppur pragmatico, del Sant’Uffizio romano.
Parole chiave: Stato della Chiesa, fiere in età moderna, sorveglianza confessionale, relazioni cri-stiano-ebraiche, Sant’Uffizio.
The accession of Paul IV to the papal throne in 1555 marked the beginning of a pe-riod of considerable intransigence toward Jewish communities, one that profoundly re-shaped the geography of Jewish settlements within the Papal States. Among the practices that allowed Jews to maintain a continuous connection with the territories from which they had been expelled, a prominent role was played by their participation in the fair activities that structured the economic and social calendar of nearly all urban centres in the Papal States. The article aims to investigate the ways in which, between the seventeenth and eighteenth centuries, local communities in the Papal States engaged with the numerous Jewish merchants, whose presence—particularly during fairs—was characterized by intense and recurrent mobility. Special attention is devoted to the tangible dynamics of this tempo-rary coexistence, which unfolded under the vigilant, yet pragmatic, oversight of the Roman Inquisition.
Keywords: Jewish mobility, Papal States, early modern fairs, confessional surveillance, Chris-tian-Jewish relations, Roman Inquisition.
I conservatori femminili di Roma: luoghi pii come chiave di lettura dello spazio urbano (secc. XVIII-XIX)
L’attuale riflessione sugli spazi urbani si caratterizza per un rinnovato sguardo sulla città, grazie anche a nuove acquisizioni metodologiche e storiografiche legate al concetto di urban reli-gion e a categorie proprie dei Religious studies come seek place, make place e take place. In tal senso, l’analisi di alcuni luoghi pii come i conservatori diviene un mezzo per indagare la città di Roma in età moderna da un punto di vista tanto istituzionale quanto spaziale. I conservatori femminili, espressione istituzionale peculiare della penisola italiana, furono istituti assistenziali che si diffusero sul territorio a partire dal XVI secolo. Originatisi quasi tutti da gruppi informali di fanciulle bisognose, vennero riconosciuti formalmente solo in una fase successiva. Il mio con-tributo, incentrato sulla città di Roma, si propone di esplorare il tema attraverso una ricognizio-ne soprattutto topografica, che registri i mutamenti rispetto alla scelta dei siti di insediamento all’interno della città e alle varie fasi che attraversarono: da raggruppamenti informali a enti formalmente e giuridicamente riconosciuti. In seguito all’Unità e fino almeno alla promulgazione della legge Crispi sulle Opere pie del 1890, che li trasformerà (o cancellerà) in modo definitivo, i conservatori divennero “invisibili” per gli strati sociali più poveri e bisognosi, a cui invece inizialmente si rivolgevano, tramutandosi in una sorta di bolle all’interno dell’Urbe. Se oggi l’unica traccia che ne rimane è all’interno della toponomastica, va constatato che due tra i più antichi conservatori romani siano stati “rifondati” sotto forma di enti assistenziali, cambiando l’antica ubicazione ma mantenendo il nome delle origini, vivendo una rinnovata fase di visibilità che fa riflettere sull’opportunità di indagare la storia e l’evoluzione di tali istituti anche attraverso categorie proprie della storia delle religioni.
Parole chiave: Conservatori, Roma, spazio urbano, enti assistenziali, Urban religion.
The current reflection on urban spaces is characterised by a renewed focus on the city, due in part to new methodological and historiographical insights linked to the concept of urban religion and to categories applied in religious studies such as ‘seek place’, ‘make place’ and ‘take place’. In this sense, the analysis of certain pious places such as conservatories becomes a means of investigating the city of Rome in the modern age from both an institutional and spatial point of view. Female conservatories, peculiar to the Italian peninsula, were welfare institutions that spread throughout the territory starting from the 16th century. Almost all of them originated from informal groups of girls in need and were only formally recognised at a later stage. Focused on the city of Rome, the article aims to explore the topic through a mainly topographical survey, which records the changes in the choice of settlement sites within the city and the various phases they went through, from informal groups to formally and legally recognised institutions. Following unification and until at least the enactment of the Crispi law on charitable institutions in 1890, which would definitively transform (or eliminate) them, the conservatories became “invisible” to the poorest and most needy social strata, to whom they were initially addressed, turning into a sort of ‘bubble’ within the city. Although today the only trace that remains is in place names, it should be noted that two of the oldest Roman conservatories were “refounded” as welfare institutions, changing their old location but retaining their original names, enjoying a renewed phase of visibility that prompts reflection on the opportunity to investigate the his-tory and evolution of such institutions, also through categories that are specifically applied to the history of religions
Keywords: conservatories, Rome, urban space, welfare institutions, urban religion.
Arte e architettura religiosa a Roma: il caso studio di San Paolo dentro le Mura
L’articolo analizza il ruolo della chiesa episcopale di San Paolo dentro le Mura come caso emblematico di costruzione del patrimonio religioso urbano nella Roma post-unitaria. Attraverso l’impiego di approcci interdisciplinari tra cui lo Spatial Turn, l’urban religion, la teoria del religioscape e il metodo Mnemosyne di Aby Warburg, si evidenzia come gli spazi sacri non cat-tolici contribuiscano alla produzione di memorie culturali e alla riconfigurazione del paesaggio urbano. La chiesa, primo edificio di culto non cattolico costruito entro le Mura Aureliane dopo il 1870, incarna le tensioni tra secolarizzazione e ridefinizione del sacro, continuità e frattura, visibilità e negoziazione identitaria. L’articolo sostiene che le comunità religiose minoritarie ope-rano come agenti di memoria, attraverso strategie simboliche, forme architettoniche e pratiche intangibili (riti, canti, celebrazioni). L’approccio warburghiano consente di cogliere le “vite po-stume” di simboli religiosi in uno scenario urbano in continua trasformazione. San Paolo dentro le Mura, in questo contesto, non è solo luogo di culto, ma spazio performativo dove si intrecciano storia, memoria e pluralismo, ridefinendo il concetto stesso di patrimonio religioso in una città globalizzata.
Parole chiave: patrimonio religioso, religioscape, pluralismo urbano, Roma, spazio sacro.
The article explores the Episcopal Church of St. Paul’s Within the Walls as a key case study in the construction of urban religious heritage in post-unification Rome. Drawing on interdisciplinary frameworks, such as the Spatial Turn, urban religion, the theory of religi-oscape, and Aby Warburg’s Mnemosyne method, it highlights how non-Catholic sacred spaces contribute to shaping cultural memory and reconfiguring the urban landscape. As the first non-Catholic church built within the Aurelian Walls after 1870, St. Paul’s exem-plifies the tensions between secularization and the redefinition of the sacred, continuity and rupture, and visibility and identity negotiation. It is argued that minority religious com-munities act as memory agents, using symbolic strategies, architectural forms, and intangi-ble practices (rituals, chants, community celebrations). Warburg’s approach helps to trace the “afterlives” of religious symbols in a constantly evolving urban setting. In this context, St. Paul’s is not merely a place of worship but a performative space where history, memory, and pluralism intersect, thus redefining the very concept of religious heritage in a globalized city.
Keywords: religious heritage, religioscape, urban pluralism, Rome, sacred space.
Note e documenti
SIMONE MAGHENZANI, DANIELE TRON, Convertire il Doge di Genova? Nota bibliografica su Alfonso D’Aquino, esule e propagandista riformato ;
LORENZO BONVICINI, «Ingiusticia e chrudeltà». I graffiti dei carcerati nel Sant’Uffizio di Reggio Emilia in età moderna;
Rassegne e discussioni
FEDERICO ZULIANI, Thomas Müntzer 1525-2025: tra Guerra deicontadini e storiografie che non sono più;
Lavori in corso
DANIEL ROCHA, Tra credenze e pratiche: aspettative escatologiche e mobilitazione politica nel pentecostalismo brasiliano;
CHIARA MONETTI, La comunità valdese fiorentina nel Novecento tra indagine storica e testimonianze orali;
Percorsi storici
Enea Balmas (1924-1994) fra Rinascimento francese e storia valdese
ROSANNA GORRIS CAMOS, Enea Balmas. Voci di allievi;
ANNA BETTONI, «Épris de solitude et assoiffé d’amour»: Enea Balmas e la letteratura del Cinquecento francese;
BRUNA CONCONI, Enea Balmas e la sua identità valdese;
Recensioni
V. Tedesco, L’anima di Traiano tra inferno e paradiso. Storie di una leggenda medievale , (E. Cappuccilli);
P. Ricca, a cura di, Lutero e l’islam. Cinque scritti sulla “questione turca” (1529-1543), (V. Lavenia);
V. Copello, a cura di, Vittoria Colonna. Carteggio e M. Liguori, a cura di, , Vittoria Colonna. Lettere. Antologia della corrispondenza, (T. Bortolato);
F. Zuliani, «Quelli senza messa». Le comunità protestanti italofone della Rezia, c. 1550-1620 , (V. Giorgetta );
J. Spohnholz, M. van Veen, Dutch reformed Protestants in the Holy Roman Empire, c. 1550-1620. A reformation of refugees, (M. Valente);
B.A. Raviola, Il Piemonte sabaudo. Dal Ducato sabaudo transalpino all’Unità , (G.P. Romagnani)
M.C. Giorda, S. Omenetto, a cura di, Tra le mura romane. La nascita delle chiese protestanti nell’Italia risorgimentale , (G.P. Romagnani)
P. Vinay, Il deserto è il mio posto preferito per guidare. Una donna nella storia , (E. Campi )
Vita della Società
GIAN PAOLO ROMAGNANI, Giorgio Tourn, storico dei valdesi;
Relazione del Seggio della Società di Studi Valdesi – Anno 2024-2025;
